SciallaTrek a Lanzarote

Mi sono ripetuto… A pochi mesi di distanza da quello di Fuerteventura mi sono gettato in un secondo viaggio a Lanzarote, spingendomi a percorrere 100 Km, con un dislivello totale (+/-) di 2650 metri.

Un trekking decisamente più impegnativo del precedente, alla fin fine ci sono riuscito, ma devo dire che questa volta ho davvero faticato. E anche consumato un paio di scarpe !!.

L’isola, dopo 6 anni di siccità, è stata oggetto a dicembre scorso di forti e inusuali piogge e l’abbiamo vista in una veste completamente diversa, coperta di verdi prati e fiori gialli e viola, lì dove solitamente si vedono solo pietre, lava e deserto.

Anche questa volta il gruppo si è rivelato coeso, simpatico e allegro.


Ecco il nostro itinerario…

Playa Grande – Yaiza

Partendo da Playa Grande all’estremo sud dell’isola, in vista di Fuerteventura, affrontiamo una tappa abbastanza semplice, passando per il bel paesino di La Breguas, salendo alla Decollada e scendendo a Yaiza.

Yaiza – Tinajo

Lasciando Yaiza, siamo entrati nella colata lavica lasciata nel 1730 dall’ultima eruzione del vulcano Timinfaya, durata ininterrottamente per 6 anni e che ha ricoperto di lapilli (picos) intere zone dell’isola. Si dice che in quel periodo la superficie di Lanzarote sia aumentata del 10%.

Siamo entrati in La Geria, la zona coltivata a vigneti. Ogni barbatella è inserita in una conca di lapilli vulcanici e circondata da muretti di pietra.

Da qui abbiamo proseguito per il Mal Pays, costeggiando il parco de Los Volcanos (area protetta non percorribile a piedi), zona di grosse formazioni vulcaniche, per arrivare al fine a Tinajo.

Tinajo – Caleta de Famara

E’ la tappa delle “caldere vulcaniche“. Partiti da Tinajo siamo saliti subito sulla immensa caldera di El Cuchillo, per poi scendere al paesino di Soo, risalire nella caldera Trasera, passare in altre due e scendere al mare per costeggiarlo fino a Caleta de Famara.


Una meritata cerveza e poi una bella cena hanno completato la giornata di cammino.

Caleta de Famara – Haria

Dalla Caleta, passando per il “sendero del barranco” siamo saliti per 500 metri di dislivello, al Risco de Famara. Il tempo durante la salita è stato abbastanza variabile, vento, nuvole basse, pioggia ma alla fine arrivati in cima ci ha graziato e la vista si è aperta su un meraviglioso panorama.

Con una discesa prima in un barranco e poi tra prati coperti di fiori gialli siamo giunti a Haria, dove abbiamo visitato la casa museo di Cezare Manrique, famoso e artista e filantropo locale del secolo scorso, morto nel 1992, che riuscì a convincere gli Amministratori di Lanzarote a preservare l’isola dalla speculazione selvaggia.

Con il pulmino siamo andati a visitare il Jameos del Agua, una grotta vulcanica enorme, creata dalla solidificazione della lava che poi il mare ha svuotato all’interno, lasciando solo un piccolo laghetto popolato di gamberetti ciechi.


Alla sera aperitivo in terrazza.

Haria – Orzola

Ripartiamo da Haria per affrontare quella che è stata la tappa più dura del trekking, tra continui saliscendi, prima su lapilli, poi su pietre e rocce, con sentiero spesso incerto e piuttosto esposto, per salire sulla falesia a strapiombo sull’oceano e costeggiarla tutta fino al Mirador del Rio.

Da qui si scende fino al paese di Orzola, all’estremo nord dell’isola, tappa finale del nostro trekking.

Isla La Graciosa

L’ultimo giorno è quello di relax. Tornati a Orzola con il pulmino, ci siamo imbarcati sul traghetto che ci ha portato a Caleta del Sebo, sull’isola di La Graciosa.

Caleta è l’unico paese dell’isola, non ci sono strade asfaltate, solo piste per mtb o da percorrere a piedi. Qualche ristorante e una panaderia.


Lanzarote si commiata da noi con questo bellissimo tramonto.